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Tim Cup: la Juve passa, i tifosi vincono

I lupi affamati si sono rivelati agnellini e per la Juve è stata una passeggiata: vittoria in scioltezza contro l’Avellino.
A decidere l’Ottavo di Coppa Italia, ancora una volta, Giovinco: suo il primo gol, suoi gli assist per quelli di Caceres e Quagliarella.
La vincente di Roma-Sampdoria, l’avversario che attende “Madama” nei Quarti di una competizione rivalutata dopo l’eliminazione dalla Champions.
La tifoseria dell’Avellino, talmente lodevole nel suo sostegno incondizionato ai suoi giocatori da meritarsi applausi e cori («Tornerete in serie A», addirittura) dal pubblico torinese, la bellezza rara che farà ricordare la serata.

Sfida tra abitudine e sogno, quella tra Juve ed Avellino: lo Stadium semivuoto fino a pochi minuti prima del fischio d’inizio ed il settore ospite pieno con bandiere sventolanti dal pomeriggio, i giocatoti bianconeri a chiacchierare pure nel riscaldamento ed i rivali neo-cadetti in rigoroso silenzio di concentrazione.
Cambi rispetto alle formazioni titolari da entrambe le parti, però.
Certo, “Madama”, di fatti, più che cambiata, è stata rivoluzionata da Conte, che ha conservato solo l’abito, il 3-5-2 canonico, modificando tutte le cuciture: Asamoah confermato nel ruolo di mezzala ricoperto dopo qualche anno contro il Sassuolo e Marchisio sperimentato da regista, gli unici in campo in avvio con l’etichetta di titolari.
Ma anche Rastelli ha risparmiato forze per le ultime fatiche del 2013 (la serie B ha ancora 3 turni prima della fine dell’anno): stesso modulo, con Di Masi (e non Seculin) in porta, il ventunenne panamense Herrera (e non bomber Galabinov) al fianco di Castaldo.

Quando è iniziata la partita, il vero Avellino che si è fatto notare, è stato quello rappresentato dai tifosi giunti, orgogliosi e già soddisfatti, a Torino: cori, fischi ai rivali e tanto entusiasmo anche solo per un calcio d’angolo.
L’Avellino in campo, invece, concentrato di ingenuità e buona volontà, si è liquefatto dopo pochi minuti.
Al 7′, infatti, la Juve era già in vantaggio: controllo di Quagliarella, servizio per Giovinco e tiro a giro all’incrocio dei pali della “Formica atomica”.
Che, in silenzio dal 6 ottobre (gol al Milan), è tornato a farsi sentire proprio in Coppa Italia: un anno fa, il 12 dicembre (al 12′ della ripresa…), decise l’Ottavo con il Cagliari.

A reagire dopo il gol bianconero, è stato solo l’angolino verde dello Stadium.
Perché l’Avellino è rimasto inerme e dieci minuti dopo è andato ancora più sotto: punizione di Giovinco, difesa sballata e Caceres libero di deviare in rete per giunta in maniera scomposta (17′).
Neanche il tempo di festeggiare, che “Madama” stava per cogliere il terzo centro: assist pregevole di Quagliarella e tocco di poco fuori di Padoin ad anticipare l’uscita di Di Masi.
La risposta irpina è stata un colpo di testa di Castaldo finito sulla rete esterna, con Storari comunque in controllo.
Ma la risposta più bella, l’hanno data ancora i tifosi: coreografia con migliaia di sciarpe biancoverdi a sventolare, come se fosse una festa, come se la loro squadra stesse vincendo.
Ed il pubblico della formazione davvero in vantaggio ha reso loro onore con un fragoroso applauso: il bello del calcio.

Più da scrivere sul contorno, che sulla partita.
Perché in campo la Juve colpiva non appena accelerava giusto un tantino.
È bastata un’altra punizione, questa volta dal versante sinistro, perché giungesse la terza rete: assist ancora di Giovinco e tocco vincente di Quagliarella (35′).
Poi, come prima, come per tutto il primo tempo, solo amministrazione da parte della squadra di Conte.
Lui no, anche sul 3-0 e dinanzi la pochezza irpina, era lì, in piedi, a prendersela con Marchisio per un’apertura sbagliata o a richiamare De Ceglie per un inserimento ritardato.

Secondo tempo e prima “gioia” campana (si fa per dire): azione prolungata e tiro dal limite di Herrera, senza pretese ma almeno nello specchio della porta, bloccato facilmente da Storari.
Tentativo velleitario, che non ha convinto Rastelli dell’utopistica possibilità di rivalsa: per la punta titolare Galabinov, infatti, è uscito il “collega” Castaldo.
Non è cambiato nulla, quindi: l’Avellino ha continuato a far girare inutilmente il pallone, la Juve a minacciare al solo avanzare.
Al 15′ Quagliarella ha messo in difficoltà Di Masi con una punizione manco potente, al 22′ il portiere si è riscattato con un riflesso lodevole sul colpo di testa ravvicinato di Motta.
Spazio per il giovanissimo Bouy e tempo per il navigato Pepe: debutto e ritorno intrecciati nel finale di una partita già finita alla mezz’ora del primo tempo.
Alla Juve i Quarti, ai tifosi dell’Avellino tanto onore.